venerdì 3 luglio 2009
a braccia lanciate
L'assurdo, il non pensabile, l'indicibile.
Crepe di sofferenza si aprono davanti ai miei occhi, e per strane coincidenze in questi giorni mi si sono avvicinate tanto basta per avvertirne l'onda d'urto roboante.
Molta strada mi allontana dall'equilibrio indispensabile per ciò che vorrò fare.
Ma, sempre più, sono convinta che il pensare alle cose, e il poter essere aiutati a dividere in due le parole che pesano, servirebbe moltissimo.
A un uomo che arriva ad uccidere un collega e che forse avrebbe potuto non farlo.
Alla sofferenza che ora lui ha lasciato dietro di sè.
A tutti quei buchi irrisolti che corrodono e fanno cedere la struttura; non c'è possibilità di scampo.
Prima o poi cede; in un modo o nell'altro, in questa o quella forma, cederà.
E allora studio anche per questo; e allora ci credo anche per questo.
Notte perfetto migliore.
Anche per te.
lunedì 22 giugno 2009
Luce dei miei occhi
violino e dita sul piano combaciano cullandosi, nel brano di Einaudi che fa da ponte al rincorrersi di mie pensieri.
"Luce dei miei occhi".
Rimbalzo a quella splendida e tenue poesia di Montale, controrimbalzo verso gli argini del mio pensarti.
L'incalzare degli eventi che si avvicinano, e di quelli che purtroppo si sono riavvicinati, mi portano spesso a confondere il pensiero di te, dalla tua concreta lontananza.
Lontananza si, potresti fare così di secondo nome.
Vivi accennando, parli eludendo, ti allontani contento.
E in questo stato di ricerca febbrile di scampare a un appiglio che vuoi-non-vuoi-non-puoi lasci il vuoto della tua presenza, fabbricata perlopiù con i tuoi rimasugli, i tuoi dettagli, le cose che, io no, non dimentico.
Ricordo quando ti ho fatto leggere queste poche pallide righe.
Tu, maestro nell'arte del celare, mi hai detto quasi schernendomi: "Potresti dire le stesse cose, scrivendo in maniera più comprensibile".
Io che tu mi odi quando sono immediata con te.
Vortici di non-sense ai quali non posso che abbandonarmi, forte di ciò che continua.
Notte da un altro cielo.
L.
domenica 5 aprile 2009
Se mi sfiori
Ogni tanto mi accorgo
di amarti ancora
come un peccato lo nascondo
con gli sguardi di sempre
ma nell'animo cascate
di solite malinconie e deserti
segreti
con il fuoco di te.
Se mi sfiori con la luna
cado spenta verso te
le tue braccia, azzurri cieli
per volare per capire
per soffrire per dimenticare...
Se mi sfiori come il vento
resto a vivere di te
poi mi porti via per mano
dove l'acqua sa di monte
neve sciolta. ..sa di noi.
Ogni tanto ti seguo
fra le gocce sui vetri
mentre ti fai piccolo ritorni chiaro
sopra il rosso di un faro
ma ritorna la mia mente
dove l'acqua sa di fonte
dove bello nasce il giorno
con il fuoco di te...
Se mi sfiori con la luna
cado spenta verso te
le tue braccia, azzurri cieli
per volare per capire
per soffrire per dimenticare...
Se mi sfiori come il vento
resto a vivere di te
poi mi porti via per mano
dove l' acqua sa di monte
neve sciolta... sa di noi
lunedì 12 gennaio 2009

IL MATTO - Fabrizio De Andrè
Tu prova ad avere un mondo nel cuore
e non riesci ad esprimerlo con le parole,
e la luce del giorno si divide la piazza
tra un villaggio che ride e te, lo scemo, che passa,
e neppure la notte ti lascia da solo:
gli altri sognan se stessi e tu sogni di loro
E sì, anche tu andresti a cercare
le parole sicure per farti ascoltare:
per stupire mezz'ora basta un libro di storia,
io cercai di imparare la Treccani a memoria,
e dopo maiale, Majakowsky, malfatto,
continuarono gli altri fino a leggermi matto.
E senza sapere a chi dovessi la vita
in un manicomio io l'ho restituita:
qui sulla collina dormo malvolentieri
eppure c'è luce ormai nei miei pensieri,
qui nella penombra ora invento parole
ma rimpiango una luce, la luce del sole.
Le mie ossa regalano ancora alla vita:
le regalano ancora erba fiorita.
Ma la vita è rimasta nelle voci in sordina
di chi ha perso lo scemo e lo piange in collina;
di chi ancora bisbiglia con la stessa ironia
"Una morte pietosa lo strappò alla pazzia".
martedì 30 dicembre 2008

Perdona, e dimenticherai.
(Elisa). Me?... I hope so.
A fare i conti sulla vita non sono mai stata molto ferrata, a fare i conti con la vita mi ci troverei invece, volentieri.
Un po' mi rassicura questo suo essere avvertita e scandita come femminile, mi sembra di sentirla un po' più vicina a me, forse prevedibile, magnificamente estrosa e fantasiosa come tutte le piccole donne di questo pianeta.
Buffo pensare a come noi uomini ci inventiamo a volte le cose più strane per puntellare di segnali luminosi il percorso così tortuoso delle nostre vite.. il bilancio di fine anno è uno di queste.
Bilancio quasi sempre in rosso, perchè analizzato avendo una fretta terribile di abbandonare il sacco che grava sulla nostra schiena e sulla nostra mentre-cuore, abbandonarlo sull'ultima pagina di un calendario consumato da ansie, croci, asterischi e molti, moltissimi punti interrogativi.
Affido a queste parole "Perdona, e dimenticherai" il mio augurio di serenità saggia, che possa volare sopra tutti noi e prenderci in mano, per rialzarci e librarsi su una nuova avventura.
lunedì 1 dicembre 2008

"Confesso che la ragione si smarrisce di fronte al prodigio dell’amore,
strana ossessione che fa sì che questa stessa carne, della quale ci curiamo tanto poco
quando costituisce il nostro corpo,
preoccupandoci unicamente di lavarla, di nutrirla e - fin deve è possibile - d’impedirle che soffra, possa ispirarci una così travolgente sete di carezze
sol perchè è animata da una individualità diversa dalla nostra.
Di fronte all’amore, la logica umana è impotente, come in presenza delle rivelazioni dei Misteri… Con la maggior parte degli esseri umani, i più lievi, i più superficiali contatti bastano,
o persino superano l’attesa;
ma se essi si ripetono, si moltiplicano attorno a un unico essere sino ad avvolgerlo interamente; se ogni particella di un corpo umano si impregna per noi di tanti significati conturbanti
quante sono le fattezze del suo volto;
se un essere solo, anzichè ispirarci tutt’al più irritazione, piacere o noia,
ci insegue come una musica e ci tormenta come un problema,
se trascorre dagli estremi confini al centro del nostro universo,
e infine ci diviene più indispensabile di noi stessi,
ecco verificarsi il prodigio sorprendente,
nel quale ravviso ben più uno sconfinamento dello spirito nella carne
che un mero divertimento di quest’ultima. (Boris Pastèrnak)